Eruzione del Pico do Fogo: un anno dopo – febbraio 2016

PICO DO FOGO, IL "FARO DELL'ATLANTICO"

"C'è una montagna meravigliosamente alta che arde continuamente" (Ferner, 1564)

Domenica 23 novembre 2014 il vulcano Pico do Fogo entrava violentemente in attività, riproponendo scenari drammatici già vissuti nell’aprile 1995 all’interno della Châ das Caldeiras, il grandioso anfiteatro in cui si eleva l’imponente cono sommitale (2829 m s.l.m.).
Riprese video e fotografie messe in rete quasi in tempo reale hanno mostrano fontane di lava incandescente e spettacolari pennacchi di gas e ceneri, alti centinaia di metri, emessi da 7 bocche che si sono aperte in prossimità del Pico Pequeno, il cono formatosi ex novo nel 1995, alla base del cono maggiore.
Il flusso lavico si è suddiviso in due colate in direzioni opposte. Una, di modesta entità verso Sud si è ben presto arrestata alla base della Bordeira, la gigantesca muraglia, alta circa 800-1000 metri, che borda appunto la porzione occidentale della caldera. La seconda, di ben maggiori dimensioni, si è diretta verso N dove sorgono i due popolosi nuclei abitati di Portela e Bangaeira. Per comprensibili ragioni di sicurezza è stato disposto l’allontanamento delle persone residenti nella caldera, provvedimento che, in simili frangenti, crea inevitabili drammi e resistenze.
L’avanzata della colata è proceduta a pulsazioni con velocità variabili da qualche metro/ora a 30-40 m/ora, è la sua direzione è stata in parte controllata dalla morfologia ereditata dalla eruzione del 1995, grandiosa per volumi eruttati (30 milioni m3) e per durata (circa 50 giorni).
Secondo le iniziali previsioni dei vulcanologi, l’evento in corso sembrava mostrare analogie con l’eruzione del giugno 1951 che fu ben più imponente di quella del 1995. In quell’occasione si aprirono più bocche eruttive alla base del Pico do Fogo con emissione di due distinti flussi di colata, uno in direzione Nord, contenuto nella caldera; il secondo flusso, imponente e ramificato, si diresse verso SE e E fuoriuscendo dalla caldera ed arrestandosi in prossimità della costa, a poche centinaia di metri dall’oceano, dopo aver percorso oltre 5 km e sceso un dislivello di 1800 m con gravi danni ad abitazioni, coltivi, canalizzazioni.
L’evento del 2014, rispetto a questo iniziale scenario, si contraddistingue per essersi sviluppato soprattutto verso Nord, proprio nelle aree abitate di Portela e di Bangaeira. Un inesorabile, quanto inarrestabile, fronte lavico si è diretto dapprima verso Portela, a partire dalla nuovissima sede del Parco Naturale, e poi, facilitato dalla topografia, verso Bangaeira, sommergendo abitazioni, attività turistiche e commerciali, coltivazioni. Di fatto, in poco meno di due mesi l’eruzione del 2014 ha interrotto le attività della presenza umana che avevano preso sviluppo nella caldera da poco meno di un secolo.

UN ANNO DOPO LA FINE DELL'ERUZIONE

Febbraio 2016

“Dal fianco destro del vulcano Pico sull’isola di Fogo alle 11,30 del 23 Novembre 2014 è iniziata un’eruzione che ha dato origine a 3 flussi di lava che hanno percorso 4 km verso N, 3 km verso W e 2 km verso S, eruttando in un mese 10 milioni di metri cubi di lava che hanno distrutto 2 villaggi e lasciato senza casa oltre 1000 persone”.

Questo scriveva a gennaio 2015 Bruno Faria, geofisico dell’Istituto Meteorologico e Geofisico di Capo Verde (INMG), che comunicava ai suoi colleghi l’evento in vista di un Convegno Internazionale (EGU-2015, Vienna).

BILANCIO FINALE DELL’ERUZIONE

L’allerta dei tecnici è arrivato in tempo, non ci sono state perdite di vite umane, ma non si sono potute evitare gravi perdite materiali.

Durata dell’eruzione 76 giorni

Superficie coperta dalla colata 4.5 km2

Volume di lava eruttata 38 milioni m3

1080 persone sfollate

110 edifici distrutti (95% Portela; 70% Bangaeira)

120 ha coltivi distrutti

Lo studio geologico dell’isola ci dimostra che in passato ci sono stati innumerevoli eventi eruttivi, alcuni dei quali ben più devastanti dell’ultimo, come è avvenuto nel 1951, quando le colate hanno superato l’apertura della caldera verso valle, raggiungendo il mare e vari insediamenti e aree coltivate.

Nel Novembre 2015 è stata organizzata a Praia e a Fogo una Conferenza Internazionale sull’eruzione del 2014-15. Una sessione speciale è stata dedicata all’impatto dell’eruzione sulla comunità dell’isola e per discutere sulle contraddizioni di vivere su un vulcano attivo.

Così si esprime Caetano Veloso, testimone dell’eruzione 2014: Do sangue do vulcão vem a vida e a destruicão “.

La bellezza e il fascino del paesaggio, che rappresenta una risorsa in quanto stimola un turismo di scoperta e l’attenzione scientifica, si contrappone ai rischi a breve termine, imposti dall’attività distruttiva del vulcano stesso.

Cosa ci si può aspettare per il futuro?

Gli strumenti funzionano, i ricercatori vigilano e comunicano alle autorità e alla popolazione in caso di allarme, ma nessuno può impedire ad un nuovo eventi di manifestarsi, con energia e capacità distruttiva non prevedibili e definirne i tempi di realizzazione. Le attività eruttive e i sismi sono legati a processi mediante cui “funziona” la crosta terrestre che non possono essere” governati”, neppure dall’UOMO.

Secondo il Presidente della Repubblica di Capo Verde ogni scelta deve essere condizionata dal fatto che Fogo è un’isola con ” alto rischio potenziale”, come provano le recenti eruzioni del 1951, 1995 e 2014-15. “Sarà necessaria una decisione politica, che tenga conto di tutti i rischi geofisici, geochimici e altri”, sebbene Chã das Caldeiras sia considerata il “granaio” di Fogo.

(a cura di Gianni Mortara e Elena Ferrero)