Povertà e violenza a Capo Verde: Santa Cruz. Il progetto di tutela per le donne e i bambini.

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Strade polverose, che salgono dall’oceano verso la collina, povere cose, povere abitazioni mai finite, alberi rinsecchiti, animali che si muovono alla ricerca di cibo, bambini che corrono nella polvere, grandi spazi aperti, nuovi edifici con architetture decisamente ultramoderne, il municipio, il tribunale, il mercato, simboli della presenza pubblica, cattedrali in un deserto di povertà, spazi vuoti arsi dal sole ed una grande umanità che si muove già dalle primi luci dell’alba e che vive lentamente ma intensamente la propria giornata, questo è l’incontro con Pedra Badejo, nel territorio di Santa Cruz, a poche decine di chilometri da Praia, la capitale di Capo Verde.

Povertà, mancanza di lavoro, forte disagio sociale, sofferenza e violenza familiare segnano profondamente la vita di trentamila persone raggruppate essenzialmente in questo centro abitato e nelle sue aree limitrofe, nelle campagne, prive di significativi servizi pubblici di carattere sociale e sanitario.

Il progetto di casa famiglia per Santa Cruz, isola di Santiago

In questo mondo dove le donne costituiscono quasi da sole la struttura portante della famiglia e della mutua solidarietà sociale nasce alcuni anni fa, su iniziativa dei Frati Cappuccini del Piemonte, missionari a Capo Verde, e dell’ASDE (Associazione capoverdiana di solidarietà e sviluppo), il grande progetto “Tante mani per Santa Cruz, progetto donna-bambino”, già in parte attuato, con la realizzazione di strutture di carattere sociale, quali la casa di accoglienza denominata “Casa Manuela Irgher” per donne sole con bambini, in difficoltà economica e sociale, già operativa da alcuni anni e la Casa Amicizia, foresteria, per volontari e punto di riferimento per le attività di turismo solidale e sostenibile di prossimo sviluppo in quelle terre.
In questo grande progetto, contenitore di diverse iniziative di carattere sociale, si inserisce l’intervento per la realizzazione di “Casa Famiglia”, attraverso un recupero edilizio e funzionale di un edificio costruito in parte, alcuni anni fa e mai completato, uno spazio costruito, un luogo non definito.
Che cosa sarà Casa Famiglia? Sarà un luogo protetto, ospitale dove ospitare donne/mamme vittime di violenza con i loro bambini, quattro stanze, con servizi, refettorio e cucina. Sarà uno spazio destinato ai giovani per le loro attività artistiche, musicali, teatrali, per il dopo scuola, in alternativa alla strada ed all’abbandono. Sarà uno spazio destinato ai più piccoli, con la realizzazione di una scuola per l’infanzia, con due aule, servizi, cucina e refettorio, spazi per il gioco.
L’edificio sarà semplice e lineare, murature perimetrali piene di colore, tetti in legno con tegole, il tutto secondo la tradizione costruttiva capoverdiana, grandi finestre che si inseguono in modo non sempre regolare lungo i muri perimetrali e che si aprono come grandi occhi sul mondo esterno …….. ma l’edificio sarà anche un luogo protetto, al suo interno le donne i bambini potranno riposare, lavorare, giocare, studiare, ritrovare la loro dimensione più serena, ci saranno stanze fresche, servizi igienici, cucine, aule con attrezzature scolastiche, stanze per il gioco, per lo studio, per la musica e per il teatro, sarà un luogo di vita…… sarà un luogo che porterà la vita.